Gli uomini e le lettere:personaggi,testi e contesti della Terra D’Otranto-A LECCE

Il 16 e 17 Aprile 2015 si svolgerà presso la sala conferenze del Rettorato dell’Università del Salento (piazza Tancredi 7, Lecce), il convegno internazionale “Gli uomini e le lettere: personaggi, testi e contesti della Terra d’Otranto di cultura bizantina”.

L’evento è inserito nel calendario delle celebrazioni per i sessant’anni dell’Università del Salento. image_resize

Il convegno si colloca nel più ampio progetto di ricerca “Biblioteca di Terra d’Otranto: reperimento, catalogazione e digitalizzazione dei manoscritti greci ed ebraici di Terra d’Otranto (secoli XI-XVI)”, promosso dal Dipartimento di Studi Umanistici dell’Ateneo e dal Comune di Alessano (Lecce), e finanziato dal CUIS – Centro Universitario Interprovinciale Salentino.

uomini_lettere_programma

Nel corso del convegno, che vede la partecipazione dei maggiori studiosi della Terra d’Otranto di  cultura bizantina, sarà allestita una mostra sulle radici culturali del Salento delle  fonti greche ed ebraiche, in collaborazione con il Centro di Ricerca e Documentazione sull’Ebraismo nel Mediterraneo “Cesare Colafemmina”, e sarà presentato il sito web BTO (Biblioteca di Terra d’Otranto), che intende raccogliere progressivamente la descrizione dettagliata degli oltre 500 manoscritti greci prodotti nel Salento medievale.

 

Annunci

IL TRIBUNO PRETORIANO di PINO CAMPO

Impero Romano, Diocleziano, barbari, legionari, Costantino, Terenzio, Prisco, Dacia e in particolar modo Livio Ventidio sono tutti protagonisti del nuovo romanzo di Pino Campo- Il tribuno PretorianoMonte S.Angelo.solo
Il romanzo è quindi di tipo storico, lo scrittore indaga su fatti e eventi poco trattati in genere, ha una buona capacità di trasportare lo scrittore all’interno della storia stessa tuttavia è necessaria una buona elasticità mentale per seguire il filo conduttore di numerose azioni storiche.

Una storia che potrà stupirvi dall’inizio alla fine, se seguirete con una buona dose d’attenzione, il suo carattere storico rende il libro ricco di eventi, di personaggi, di sfumature, di retroscena.

Lo scritto Pino Campo, intervistato per l’occasione, ecco cosa ha raccontato:

Come nasce Il tribuno pretoriano?

Ho già scritto l’epilogo della storia (non ancora pubblicata) di Teodoro, legionario morto martire per la fede, che ha dato il nome al mio paese natale, San Teodoro di Sicilia. Avevo bisogno di creare un personaggio di fantasia, cioè di colui che sarà il testimone di quegli eventi futuri: Livio Ventidio, Il tribuno pretoriano. In questo romanzo narro la sua storia, il prologo e come le strade dei due si incrociano.

Il romanzo ha un genere fortemente storico, come nasce la passione per questa tipologia di lettura e scrittura? cop.ycp (1)

La storia mi ha sempre appassionato, in tutte le sue forme. Ho scoperto V. M. Manfredi e i suoi romanzi, poi Frediani. Ho letto quasi tutti gli altri autori di questo genere, ma considero il maggior esempio di storico Il nome della rosa. Tutto questo ha risvegliato in me l’antica passione per la scrittura, che avevo lasciato in disparte per motivi di lavoro. Ho sempre sognato di scrivere un grande romanzo storico.

Leggi il mio libro perché…

Perché è ambientato in un periodo di svolta della storia, poco trattato, alla vigilia dell’ultima grande persecuzione e molto appassionante; presenta tutti gli ingredienti propri della vita, che fanno di un romanzo una buona lettura: in primis il complotto contro Diocleziano, le svariate trame che si intrecciano e fanno da pretesto alle avventure dei protagonisti e all’amore, nel destino di Livio, che arriva “come un diretto allo stomaco”.

Il libro in 3 righi?

È assai difficile auto-promuoversi, ma colgo l’occasione per dire che in esso ho cercato di profondere tutta la mia passione per la storia del mio paese e la scrittura. È il frutto di quattro anni di lavoro di documentazione, per la prima stesura e, non meno importante, per innumerevoli revisioni. È il frutto della voglia di narrare la storia con un linguaggio moderno, per cercare di avvicinare la gente alla lettura.

Il tribuno pretorio di Pino Campo, prezzo di copertina 13 euro, link per l’acquisto e info: http://www.pinocampo.it/pino-campo-scrittore-2/

Nuovo straordinario ritrovamento in Egitto della missione archeologica Unisalento

Nuova straordinaria scoperta dei ricercatori dell’Università del Salento impegnati nella Missione Archeologica nel sito di epoca greco-romana di Soknopaiou Nesos, nel deserto a nord dell’oasi egiziana del Fayyum.

Nel corso dell’undicesima campagna di scavo del Centro di Studi Papirologici, diretta dai professori Mario Capasso e Paola Davoli, è stata ritrovata una discarica di 167 ostraka (cocci scritti) con testi demotici, che erano depositati sotto il pavimento immediatamente a ovest del tempio dedicato al dio coccodrillo Soknopaios.

«Gli ostraka contribuiranno notevolmente alla storia dell’Egitto di epoca greca e romana», sottolinea il professor Capasso, «La scoperta conferma che, accanto al greco, nel sito si parlava e si scriveva il demotico, una delle forme dell’antico egiziano».

Il “Soknopaiou Nesos Project”, fondato nel 2001 su iniziativa del Professor Capasso, che dirige il Centro di Studi papirologici dell’Ateneo, e della professoressa Davoli, è finanziato dall’Università del Salento, dal Ministero degli Affari esteri e da alcuni privati, sostenitori dell’associazione omonima. Dopo lo studio topografico del sito, lo scavo archeologico è iniziato nel 2003 e ha portato alla luce centinaia di documenti papiracei in greco e demotico e numerosi oggetti come fregi, statuette, amuleti, ma anche sandali in fibra di papiro e una grande spada in ferro con un pomello in ebano perfettamente conservato.

UniSalento_capasso2014_01 UniSalento_capasso2014_02

30 anni dalla morte di Enrico Berlinguer a RomaTRE

In vista dei 30 anni dalla morte di Enrico Berlinguer si è tenuto oggi presso il dipartimento di scienze politiche dell’Università di RomaTRE, un importante incontro che ha visto protagonisti Bianca Berlinguer, figlia di Enrico, la giornalista Simonetta Fiori (La Repubblica), l’autista del politico Alberto Menichelli in compagnia della scorta dell’allora Segretario generale del PCI.

Il convegno organizzato dal Sindacato universitario si divideva in due parti: nella prima la giornalista Fiori poneva le domande alla Signora Berlinguer, direttore di TG3, e nella seconda parte si seguivano vari video inerenti la figura del politico.

L’incontro è stato introdotto dallo studente Matteo Scalabrino e subito dopo, per scaldare l’atmosfera, la giornalista Fiori legge un estratto sulla questione morale di Enrico Berlinguer e chiede: “cosa rappresentava la ‘questione morale’ per suo padre ?”

DSCN7034

(Scalabrino e Bianca Berlinguer)

<< Non avrei mai immaginato di ritrovarmi qui, dopo trent’anni a parlare di mio padre- esordisce Bianca Berlinguer- per mio padre la questione morale era diventata una questione centrale, il fulcro della sua politica, come punto cardine della sua ‘lotta’.>> [..]

DSCN7042

(Bianca Berlinguer e Simonetta Fiori)

“Quale ricordo ha di suo padre?”- chiede la giornalista Fiori e la Signora Berlinguer racconta:

<< Mi viene in mente un episodio del 1973, mio padre si trovava in Bulgaria e durante un corteo, la strada che stava percorrendo con la sua auto fu tagliata da un mezzo militare carico di pietre, lui ne uscì miracolosamente illeso ma le persone in macchina con lui rimasero ferite chi gravemente chi in modo più superficiale. Una volta arrivati in ospedale i medici invitarono mio padre a rimanere in ospedale sotto osservazione per 48 ore, lui accettò ma dichiarò che in questo modo si sentiva obbligato nel fare un comunicato stampa, in modo da spiegare come mai non tornava in Italia e dopo questa sua richiesta fu subito rilasciato e tornò in Italia la sera stessa. Al ritorno mio padre fu fortemente insospettito da quanto accaduto e non ne parlò più con nessuno>>

Fiori passa la parola all’autista di Enrico Berlinguer e chiede ad Alberto Menichelli di raccontare ciò che ricorda meglio del politico e dopo diversi attimi di commozione risponde:

<< Il mio rapporto con Berlinguer iniziò molto lentamente, sia per il mio essere timido che per il suo carattere riservato, ci limitavamo a dirci buongiorno o buonasera; in realtà col passare dei tempi ci ritrovammo più di quanto io potessi immaginare ed ancora oggi ringrazio chi mi diede la possibilità di diventare la spalla di Berlinguer, un’occasione che capita solo una volta nella vita>>.

DSCN7045

(La scorta)

Bianca Berlinguer durante l’incontro nomina l’Onorevole Aldo Moro in più occasioni, senza far trapelare il suo personale parere sull’accaduto, rimanendo però emozionata durante il racconto dell’autista Menichelli circa il racconto di suo padre.

Una splendida iniziativa quella organizzata e promossa dal sindacato universitario, con la speranza di poter assistere a numerosi di questi eventi, ci auguriamo che in questo modo la politica e la storia possano piano piano prendere consapevolezza nella mente di ogni studente, futuro della nostra società.

L’insostenibile leggerezza dell’essere di Milan Kundera

Milan kundera è uno scrittore, saggista, poeta e drammaturgo ceco ma residente da tanti anni ormai in terra  francese.  Esordisce con diverse raccolte poetiche ma si affermerà in seguito grazie alla bellezza dei suoi romanzi.

Immagine

L’insostenibile leggerezza dell’essere è una storia scritta nel 1982 e pubblicato per la prima volta in Francia nel 1984, in Italia pubblicato tramite l’editore Adelphi.

 

Il romanzo, che si svolge a Praga negli anni intorno al 1968, descrive la vita degli artisti e degli intellettuali cecoslovacchi nel periodo fra la Primavera di Praga e la successiva invasione da parte dell’Unione Sovietica. La storia si focalizza su quattro personaggi chiave  composto da : Tomáš (un chirurgo di fama e successo che ad un certo punto perde il lavoro a causa di un suo articolo su Edipo che, anche a causa delle modifiche operate dai redattori del giornale a cui lo ha inviato, risulta molto critico nei confronti dei comunisti cechi), la sua compagna Tereza (una fotografa), la sua amante Sabina (una pittrice) e un altro amante di Sabina, Franz (un professore universitario). Questi quattro personaggi vengono seguiti nelle loro vite fino alla fine. Tomáš ha due interessi: il lavoro e le donne. Egli si innamora di Tereza ma non riesce a rinunciare alle sue amanti, e questo rende Tereza estremamente gelosa, ma per la sua debolezza la donna non riesce a ribellarsi e tiene per sé i suoi tormenti, fingendo di non sospettare il tradimento di Tomáš. Sabina è un’idealista, uno spirito libero. Avrà una breve storia con Franz, di cui si innamorerà perdutamente, ma, non avendo il coraggio di stabilire un rapporto serio, fuggirà lasciandolo solo, senza nemmeno una parola di commiato. Franz inseguirà il ricordo di Sabina e sarà proprio questo a portarlo alla morte.

Immagine

Ciò che intriga di Kundera è il suo approccio alla scrittura, il romanzo è diviso in sette capitoli: la leggerezza e la pesantezza, l’anima e il corpo, le parole fraintese, l’anima e il corpo, la leggerezza e la pesantezza, la grande marcia e il sorriso di karenin (Non è un caso se alcuni capitoli si ripetono). Ogni capitolo narra una parte di storia dei personaggi intrecciati ad un argomento importante della vita di ognuno di noi, dalla leggerezza, alla pesantezza delle cose, delle situazioni, ai tradimenti e a tutti i sentimenti che ne ruotano attorno.

È cosi particolare Milan Kundera che ha suscitato in me tanta curiosità per la sua vita, la sua scrittura,il suo approccio e soprattutto verso il suo pensiero, ciò che è magico nello scrittore è la sua modalità di racconto intrinseca ad un periodo storico politicamente e socialmente caldo.

Lettura fluida, argomenti esistenziali,storie quotidiane e reali: romanzo consigliatissimo!

 

 

 

 

CAVALLINO 2003-2013. 10 ANNI DI MUSEO DIFFUSO

Sarà inaugurata mercoledì 11 dicembre 2013, alle ore 18 all’interno dell’ex Convento dei Domenicani a Cavallino (Corso Umberto I), la mostra documentaria “Cavallino 2003-2013.10 anni di Museo Diffuso”.

Fotografie, pannelli didattici, materiale patrimonio del Museo come alcuni manichini iperealistici finora mai esposti al pubblico, stelle e molto altro guiderà i visitatori attraverso le attività scientifiche svolte in questi dieci anni nell’area, appunto, del Museo Diffuso di Cavallino, che fa parte del Sistema dei musei dell’Università del Salento: indagini archeologiche, attività del Cantiere Scuola di Archeologia dell’Ateneo, seminari, workshop, convegni, mostre. La mostra racconterà inoltre le attività rivolte all’utilizzo pubblico come passeggiate nel territorio, giornate del paesaggio, restauro del paesaggio, concerti e attività teatrali, nonché le attività del Laboratorio Ecomuseale di Cavallino come Mappe di Comunità, Quaderni dell’Ecomuseo, riunioni e dibattiti.

In apertura ci saranno i saluti del Rettore dell’Università del Salento Vincenzo Zara, della vice Presidente della Regione Puglia Angela Barbanente, del Direttore del Dipartimento di Beni culturali Mario Lombardo, del Soprintendente per i Beni archeologici della Puglia Luigi La Rocca e del vice Sindaco del Comune di Cavallino Gaetano Gorgoni.

Alle 18.30 in programma un intervento del professor Francesco D’Andria, Direttore del Museo Diffuso. Coordinamento a cura del dottor Corrado Notario, responsabile tecnico-scientifico del Museo diffuso. Dalle 19 sarà possibile visitare il museo gratuitamente e la mostra sarà presente dall’11 dicembre 2013 al 28 febbraio 2014. Orari di apertura: dal lunedì al giovedì dalle ore 8.30 alle ore 18; venerdì dalle ore 8.30 alle ore 13. 

Immagine

Aperto per ferie

Tutto pronto per la Terza Edizione di ‘Aperto per ferie’, l’iniziativa del Museo Civico di Paleontologia e Paletnologia Decio de Lorentis di Maglie (LE) che si propone di variare l’offerta turistica offrendo approfondimenti scientifici sul territorio e promozione di artisti e aziende locali, di una Terra ricca come il Salento.

Il primo appuntamento,  giovedì 18 luglio, aprirà con l’inaugurazione e la presentazione della mostra L’Altro Nilo. Il Sudan dalla preistoria ai faraoni, con l’archeologa Prof.ssa Isabella Caneva dell’Università del Salento. Un attimo utile per stringere le mani con la vicina Africa, in questo particolare, critico e intenso momento storico che attraversa.

La mostra illustra i risultati di oltre trenta anni di scavi e ricognizioni in Sudan da parte della Missione Italiana per Ricerche Preistoriche in Egitto e Sudan dell’Università del Salento. L’esposizione è organizzata dal MUSA, con la collaborazione del National Corporation for Antiquites and Museums of Sudan (NCAM), nell’ambito del progetto “Dal Salento all’Oriente mediterraneo. Recenti ricerche di storia antica ed archeologia dell’Università del Salento”.

A riportarci dall’Africa nel Salento sarà l’incantevole voce di Anna Cinzia Villani che con Roberto Chiga presenterà il suo ultimo lavoro “Fimmana Mare e Focu”, creando un legame ritmico tra uomini, terra, lavoro e musica. Il sentire delle donne comuni, che abitano ancora le strade silenziose del Salento, è il filo narrante dell’album: un piccolo scrigno che custodisce canti della tradizione poco noti al pubblico e composizioni inedite in equilibrio costante tra la naturalezza espressiva della tradizione e i linguaggi sonori del world jazz. Il forte legame con il territorio è anche il punto di partenza dell’azienda Ekalò, di Martano, che curerà le degustazioni gastronomiche in tutte le serate di Aperto per Ferie.

Anche l’attesissima degustazione di vini sarà guidata per tutte e quattro le serate da Mieravigliosa in collaborazione con il Caffè Leopardi di Maglie. Il sommelier Franco Maglie, ci farà degustare il 18 luglio i vini delle Cantine Petrelli di Carmiano, una produzione che, nei vigneti, segue i principi dell’agricoltura integrata e in tutte le serate accosterà l’assaggio dei vini a una mini corsa di degustazione, una novità che si aggiunge all’offerta già ricca dei precedenti anni.

Il 25 Luglio alle 21.30 ci sarà l’Archeologo Prof. Guglielmino dell’Università del Salento, performance musicale organizzata da Francesca Leo, Riccardo Monti e Antonio Durante, degustazione Vini e assaggi golosi Salentini.

IL 23 Agosto, invece, ci sarà una conversazione con l’astrofisico Prof. Domenico Licchelli- progetto Polaris, la serata inizierà alle 21.30 e prende il nome di ‘Conversazione sotto le stelle’, accompagnata da una performance musicale degli AEDO con vari assaggi gastronomici salentini.

E infine il 30 Agosto ci sarà l’agronomo Dott. Minonne con un’importante e interessante conversazione circa i paesaggi Salentini e prodotti tipici, a far da cornice una splendida Performance Musicale di Castrignanò Antonio , con degustazione vini.

L’ingresso è gratuito ma la prenotazione è obbligatoria entro le ore 20.00 del giorno precedente telefonando al nume 0836/485820 o inviando messaggio sulla pagina di Facebook del museo dove è possibile trovare numerose altre informazioni e approfondimenti sulle serate. 

Immagine

Le origini della Birra

La birra non è nata da un esperimento fatto di proposito, ma da una pura casualità,questo e’ certo però,in giro,ci sono varie ipotesi circa la sua origine: c’è chi sostiene che la birra sia stata scoperta casualmente quando alcune donne, avendo lasciato per qualche tempo dell’orzo ancora umido in un contenitore, avevano trovato al suo posto una bevanda che si mostrava non tossica e apprezzabile al palato.
Così com’è quasi sconosciuta la modalità con cui è stata scoperta, non si conosce precisamente il luogo dove inizialmente la birra si è diffusa e la sua produzione “casalinga”.
Possiamo però fare delle supposizioni basandoci sul suo ingrediente principale: orzo.
L’Orzo, infatti, secondo la tradizione, fu il primo cereale coltivato dall’uomo, e sapendo che la coltivazione fu l’evento che segnò il passaggio dall’uomo nomade alla civiltà antica, le prime civiltà che produssero la birra furono quelle sorte sulla “mezzaluna fertile”, ossia i popoli come Sumeri,egiziani e Babilonesi.
Nella cultura Egizia la birra veniva usata insieme a miele e farina d’orzo, come cibo per lo svezzamento, quando la madre non aveva abbastanza latte per sfamare i propri bambini.
La birra ebbe grande importanza anche dal punto di vista religioso, entrando a far parte delle cerimonie propiziatorie e di culto degli dei e nei rispettivi sacrifici.
Già nelle prime fasi la birra si distinse in più tipologie, secondo il cereale utilizzato nella produzione (orzo, spelta, ecc..), ma anche secondo la qualità e del colore, e gli Egizi furono i primi a far della produzione della birra un’arte, una vera e propria “produzione industriale a livello statale dell’antichità”.
Anche nella cultura ebraica la birra ebbe grande importanza come bevanda, e successivamente nella cultura ellenica.
In quest’ultimo caso la birra non era prodotta nel paese, essendo i greci estimatori del vino, ma importata dai paesi limitrofi quando per varie ragioni il consumo del vino non era permesso.
Per quanto riguarda l’Italia, il paese del vino per eccellenza, la birra ebbe grande successo tra la popolazione, anche se ebbe sostenitori anche tra i capi militari e politici romani che avevano potuto apprezzare la birra durante le loro campagne militari in Egitto e negli altri paesi dove invece la birra era amata.
Se il Medioevo è stato per la storia un periodo buio, non si può dire altrettanto per la birra. In questo periodo la qualità della birra prodotta migliorò notevolmente grazie anche a particolari accorgimenti utilizzati, come per esempio l’uso del paiolo in rame e l’utilizzo del luppolo come aromatizzante e conservante.
La produzione della birra medioevale è gelosamente custodita all’interno dei monasteri, dove i monaci riuscirono a perfezionarne le tecniche e a migliorare la qualità della birra prodotta.
Ogni monastero aveva una propria regola per ciò che riguardava il consumo personale di birra, di cui era permesso berne giornalmente quantità enormi, a patto che si trattasse della birra meno pregiata, quella ottenuta dalle trebbie, la “seconda”.
Durante questo periodo la birra conobbe vari prodotti utilizzati come aromatizzanti: erbe, resine, ecc.., fin quando l’utilizzo degli aromi non fu disciplinato da Guglielmo IV di Baviera, il quale, con il famoso “Editto della Purezza”, il “Reinhetsgebot”, stabilì che i quattro elementi fondamentali per la produzione della birra dovevano essere esclusivamente malto d’orzo, acqua e luppolo.
Tutto ciò per mantenere la genuinità della birra ed evitare le frodi dei produttori, riservando pesanti sanzioni a chi non rispettasse tale norma.
Anche voi siete dei buongustai di birra?

La grande vita di Rita Levi-Montalcini

Rita Levi-Montalcini ha visto trattare con sufficienza le sue scoperte scientifiche per tutti gli anni cinquanta e sessanta,e solo nel 1986 ha ricevuto il premio nobel per la Medicina.
Si iscrisse alla facoltà di medicina,andando contro i desideri del padre. Si laureo’ nel 1936 e divenne l’assistente dell’istologo Giuseppe Levi,che le insegnò a rendere le cellule nervose più visibili al microscopio colorandole con sali d’argento.
Con le leggi razziali del 1938 dovette interrompere il suo lavoro e riprenderlo in un laboratorio,come si suol dire “fatto a casa”, proprio perché in camera sua.
La Signora Delle cellule e Giuseppe Levi intrapresero insieme un lavoro assai difficoltoso ma che, anche se tardi, portò i propri frutti: come fanno i nervi che si diramano dal midollo spinale embrionale a trovare l’ arto che interverranno?
Sostenitrice appassionata della formazione scientifica anche per le donne, Rita Levi-Montalcini non si sposò e non ebbe figli, nel 2001 fu nominata senatrice a vita e da allora diede il suo sostegno ai governi di centro sinistra guidati da Romano Prodi e si oppose a quelli di Sivlio Berlusconi, sopratutto quando adottavano misure restrittive nei confronti della ricerca scientifica.
La Signora delle cellule ha dichiarato che il suo cervello funzionava meglio che a vent’anni.
Una grande donna.
Informazioni riprese dal settimanale Internazionale.

Chi sono i Gitani?

Le parole gitano e zigano derivano da una presunta ragione che gli zingari provenissero dall’Egitto.
Circa le origini, appare oggi indubbio, contro le molte ipotesi avanzate in passato, che, quanto alla lingua, esso sia di provenienza indiana. Del resto anche il tipo fisico più comune presso gli Zingari contribuisce a dimostrare la loro origine indiana. Oggi gli Zingari si trovano in Asia Minore, in Africa Settentrionale, nel Sudan, in Etiopia, nelle due Americhe, in Australia.
Nel secolo scorso, ci sono stati episodi che hanno fatto riflettere l’uomo. L’uomo purtroppo è capace di sterminare un popolo.
I gitani, durante il nazismo vennero messi al pari degli ebrei. Per i nazisti il popolo gitano non presentava una minaccia, ma era una piaga per l’intera società perché gli zingari si erano mescolati con altre razze stravolgendo discendenze di sangue, quindi doveva essere eliminato al pari degli ebrei che vennero rinchiusi nei lager nazisti. Il lager tristemente famoso per il maggior numero di zingari sterminati è Dachau, situato in Baviera nei pressi di Monaco. I gitani furono rinchiusi in baracche sterili e mandati direttamente nelle Gas-Zimmer.
I gitani rientrando nel gruppo dei rom svolgono una vita da nomadismo.
È impreciso dire dove vivono i gitani o i sinti, che sono tutti gruppi zingari, poiché loro non hanno una dimora fissa e la loro casa è il mondo. Chi sono i gagè? I gagè sono i non-zingari, cioè noi. I rom chiamano il popolo non-zingaro con l’appellativo gagè. Come il gagè ha paura dello zingaro, anche lo zingaro ha paura del gagè. La questione è reciproca e I rapporti fra zingari e gagè sono veramente rari: gli zingari si rivolgono ai gagè se hanno domande e bisogni precisi ma senza avere mai una completa fiducia del non- zingaro.
La zambra è una festa gitana , dove non mancano balli, canti e anche il flamenco. Come tutte le feste gitane ha una caratteristica: è bellissima.
I gitani organizzano feste in caso di matrimoni o anche per perdonare un affronto dato che sono molto suscettibili.
La Zambra è diffusissima specialmente tra l’ambiente gitano andaluso. Sono feste indimenticabili, forse perché così diverse dagli altri popoli. Le donne indossano abiti sgargianti, oro e gioielli a profusione. In ogni matrimonio che si rispetti,tra gitani si intende, nella maggior parte dei casi succedono discussioni e spesso si arriva anche a causare risse,in quanto,in questa tipologia di manifestazioni,si incontrano varie tipologie di famiglie;durante il ricevimento, si prende una grande forma di pane,viene svuotata della mollica e fatta girare tra i tavoli per essere riempita di danaro che sarà donato alla coppia di novelli sposi,viene chiamata la dote.