III Giornata Nazionale dello sport- Il Programma di Otranto

In data 8 giugno 2014 si svolgerà la Giornata Nazionaledello Sport ed il comune di Otranto, in collaborazione con l’Associazione Tradizioni Mediterranee, ha coinvolto numerose realtà sportive locali nell’organizzazione di iniziative aperte a tutti, programmando una giornata, presso l’Area ex Fabbriche, all’insegna dello sport.

Obiettivo della manifestazione è quello di sostenere le moltissime associazioni sportive otrantine, che con il loro impegno promuovono lo sport sul territorio, e di invogliare i ragazzi e i meno giovani a praticare sport.

Promotore dell’iniziativa, impegnato in prima linea nell’organizzazione, l’Assessore allo Sport, Gianfranco Stefano: “Lo sport porta valori come disciplina, rispetto, impegno, determinazione, gioia e lealtà, coinvolgendo tanto grandi campioni e appassionati sportivi di ogni età, quanto famiglie, bambini e curiosi, creando senso comunitario e accomunando paesi e popoli. Per questo Otranto ha scelto di dare sostegno alle realtà sportive del territorio”.

 

Programma:

Ore 09.00: Apertura.

Ore 09.00: Maratonina, a cura dell’Associazione Sportiva “Otranto 800”.

Ore 09.00: Battesimo della sella, a cura del circolo ippico la Tumara.

Ore 09.30: Scuola e Mini Volley, a cura della “Polisportiva Volley Otranto”.

Ore 10.00: Battesimo dell’Acqua, attività per tutti i ragazzi che vogliono provare la sensazione di respirare sott’acqua con l’erogatore (affiancati da un Istruttore). Ci sarà una piscina dove sarà possibile provare gratuitamente. Evento organizzato da Scuba Diving di Otranto.

Ore 10.30: Windsurf e Kitesurf, info point a cura del Frassanito Surf Point.

Ore 11.00: Gonfiabili e giochi per bambini, a cura della “Alma” s.r.l.s.

Ore 15.00: Prova l’Orienteering, a cura dell’Associazione Sportiva “Faera”.

Ore 15.30: Seconda divisione femminile, maschile Under 16 e Master a cura della “Polisportiva Volley Otranto”.

Ore 17.00: Tennis, esibizioni di atleti adulti e bambini, (iscritti alla scuola SAT), a cura del Circolo tennis di Otranto “Mario Stasi”.

Ore 17.30: Gara Promozionale di Orienteering (chiusura iscrizioni ore 17.30). Alla manifestazione parteciperanno gli alunni degli Istituti Scolastici di Otranto, Uggiano la Chiesa e Giurdignano a conclusione del Progetto Scolastico 2013/14 “Orienta…menti. Quando lo sport muove gambe e cervello”, a cura dell’Associazione Sportiva “Faera”.

Ore 18.00: Gonfiabili e giochi per bambini, a cura della “Alma” s.r.l.s.

Ore 18.00: Corso sull’uso del defibrillatore, aperto a tutte le associazioni sportive partecipanti, a cura della Misericordia di Otranto.

Ore 19.30: Consegna attestati, ringraziamenti e chiusura.

giornata sport

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L’APPRENDIMENTO DELLA SECONDA LINGUA IN AMBIENTE SCOLASTICO- I RICERCATORI UNISALENTO: «È URGENTE UN RIPENSAMENTO DEI MEDODI DI INSEGNAMENTO»

L’ambiente scolastico è un contesto molto povero per l’apprendimento completo di una seconda lingua (L2), soprattutto in età adulta. Uno studio neurofisiologico condotto da ricercatori dell’Università del Salento (Centro di Ricerca Interdisciplinare sul Linguaggio ) e dell’Università di Helsinki (Cognitive Brain Research Unit, Institute of Behavioral Sciences ) dimostra una volta per tutte che per l’acquisizione fonetico-fonologica della L2 è necessario:

•             ricevere una quantità di stimoli uditivi di alta qualità e da parte di insegnanti madrelingua;

•             usare diffusamente la seconda lingua per raggiungere obiettivi comunicativi funzionali;

•             essere soprattutto sottoposti a un training intensivo (anche con strumenti multimediali), in modo da riattivare la plasticità neurale della corteccia uditiva.

Lo studio è stato pubblicato sulla rivista internazionale “Frontiers in Human Neuroscience”, con il titolo Assimilation of L2 vowels to L1 phonemes governs L2 learning in adulthood: A behavioral and ERP study (“L’assimilazione delle vocali della L2 ai fonemi della prima lingua controlla l’acquisizione della L2 in età adulta: uno studio comportamentale e neurofisiologico”).

Guidati da Mirko Grimaldi (Università del Salento) ed Elvira Brattico (Università di Helsinki), i ricercatori Bianca Sisinni, Barbara Gili Fivela, Sara Invitto, Donatella Resta e Paavo Alku hanno studiato due campioni di studenti italiani, al primo e quinto anno della Facoltà di Lettere e Filosofia, Lingue e Beni culturali dell’Università del Salento. Obiettivo: capire se gli anni di studio universitari generino tracce stabili nella memoria a lungo termine per permettere la discriminazione dei suoni dell’inglese L2, ovvero se ci siano progressi nell’apprendimento dei suoni della L2 e quindi miglioramenti nella capacità di discriminazione.

LO STUDIO:

«Abbiamo misurato la capacità di discriminazione incrociando due metodologie», spiega Grimaldi, «da un lato semplici test percettivi, in cui gli studenti sentivano coppie di suoni dell’inglese e dovevano giudicare quanto questi fossero uguali o diversi, e dall’altro registrazioni elettroencefalografiche (EEG) con una cuffia a 64 elettrodi, mentre gli studenti sentivano le stesse coppie di suoni ed erano distratti dalla visione di un film senza audio». «Si tratta di particolari registrazioni EEG», precisa Brattico, «definite Potenziali Evento Correlati, che permettono di osservare in tempo reale l’attività della corteccia uditiva, implicata nella elaborazione e rappresentazione dei suoni». «Quando sentiamo suoni linguistici che fanno parte della lingua nativa», aggiunge Grimaldi, «il cervello è grado in pochi millisecondi di decodificare il segnale acustico, estrarre le caratteristiche peculiari di ogni suono e produrre una rappresentazione mentale dello stesso: così possiamo distinguere un suono da un altro e costruire prima le sillabe, poi le parole, e così via».

 

«Abbiamo comparato le risposte neurali della corteccia uditiva dei due gruppi di studenti universitari fra di loro e con un gruppo di controllo caratterizzato da un basso livello di istruzione (terza media)», spiega Grimaldi. «Siamo partiti da un’ipotesi molto semplice: se durante gli studi universitari si fossero sviluppate nuove abilità percettive avremmo dovuto trovare risposte neurali differenziate fra i tre gruppi». Purtroppo i risultati non hanno confermato l’ipotesi. Le risposte neurali della corteccia uditiva dei due gruppi di studenti sono risultate comparabili fra loro, e le risposte neurali di ognuno di loro non differivano da quelle del gruppo di controllo. Inoltre, tali risposte sono state generate dall’area frontale destra del cervello piuttosto che dalla corteccia sovra-temporale di sinistra (dalle parti delle tempie, dove si trova l’area uditiva che controlla linguaggio), e ciò suggerisce che i due gruppi di studenti abbiano semplicemente percepito differenze acustiche. Pensiamo, per esempio, a quando vediamo un film o ascoltiamo una canzone in una lingua sconosciuta: siamo in grado di percepire differenze acustiche, ma da quel flusso acustico non riusciremo a “estrarre” le parole e accedere al loro significato». Alcuni studi precedenti che hanno osservato apprendenti della L2 in contesto scolastico con differenti lingue native (tedeschi, finlandesi, giapponesi, turchi e altri che apprendono l’inglese) non hanno mai prodotto risultati favorevoli per gli insegnanti. Questo studio conferma definitivamente ed estende quei risultati, dimostrando con dati neurofisiologici che la quantità e la qualità degli stimoli ricevuti dagli studenti universitari non sono sufficienti per formare solide tracce neurali dei suoni L2 nella memoria a lungo termine.

 

«Al contrario delle raccomandazioni contenute nel “Common European Framework of Reference for Languages: Learning, Teaching and Assessment” (CEF), l’acquisizione della lingua straniera avviene in un ambiente in cui predomina la prima lingua, dove la percezione e la produzione della L2 ricevono poca attenzione e dove la L2 non viene mai usata fuori dalla classe. Inoltre, l’istruzione formale privilegia il lessico e la morfosintassi», sottolineano i ricercatori, «trascurando percorsi intensivi di addestramento alla percezione e produzione. Quando viene parlata in classe, la L2 è poi spesso pronunciata da insegnanti non madrelingua o, nel migliore dei casi, da insegnati madrelingua con pronunce regionali. Gli studenti di una L2 dovrebbero invece ricevere una quantità di stimoli di alta qualità e da parte di insegnanti madrelingua, usare diffusamente la L2 per raggiungere obiettivi comunicativi funzionali ed essere sottoposti a training prolungato (anche con strumenti multimediali) a livello della percezione e produzione, in modo da riattivare la plasticità neurale della corteccia uditiva. Occorre insomma», concludono Grimaldi e Brattico, «ripensare e riorganizzare con urgenza l’approccio didattico all’insegnamento della L2 (assieme alla formazione degli insegnanti) nelle scuole di ogni ordine e grado».

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